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TUTELARE I FONDALI PER DIFENDERE I PESCI
Scritto da Administrator   
Wednesday 09 May 2007
Pesca in Calabria Tutelare i fondali per difendere i pesci.

La mormora è un pesce molto importante nell’economia del litorale calabrese, perché oltre ad avere delle carni molto gustose, è la cattura tipica dell’estate, una preda per tutti per esperti e per principianti.

Quanti hanno iniziato ad appassionarsi alla pesca proprio partecipando ad una battuta notturna, e magari l’anno dopo sono ritornati nelle stesse località e sulle stesse spiagge per ripetere il rito in compagnia? Pesca e turismo sono due fattori strettamente collegati.

Ridurre una specie ittica con la pressione della pesca professionale,  vuol dire anche ridurre le potenzialità di svago e di cultura dei cittadini-pescatori, dal momento che la pesca è un attività fisica e mentale praticata all’aria aperta, che sviluppa conoscenze sugli ambienti marini e le sue creature, sulle tradizioni locali e sensibilizza i problemi del mare, creando profondi legami con il territorio.

Molti appassionati, avranno verificato come negli ultimi anni la mormora sia progressivamente diminuita, con un andamento quasi esponenziale, anche se non sono mancate le nottate con buoni carnieri di mormore.

Ma il rischio per la mormora è sempre presente, e i pescatori sportivi sono i primi a lanciare il grido d’allarme.
Del resto, come non intuire che il problema è collegato alla drammatica congiuntura di tutta una serie di fattori negativi, che determinano la distruzione del suo habitat principale.

La dissennata pesca a strascico sotto costa, lo smantellamento sistematico delle grandi praterie di posidonia, habitat ideale  per la deposizione di uova di molte specie di pesci.

Le quali vengono ossigenate con l’ondeggiamento di queste particolari piante marine “a fettuccia”.

Infine le notevoli masse di fango tossico, dragate dall’interno dei porti e poi sparpagliate per il mare, lungo il litorale, per ridurre costi di smaltimento e di trasporto, poi ingabbiate nei golfi naturali dalle correnti; ecco quali sono i principali fattori di aggressione.

Quando questo micidiale miscuglio di fango e sedimenti di idrocarburi e residui di rimessaggi nautici si deposita sul fondo e sugli organismi marini, blocca completamento il processo di fotosintesi delle piante, portando alla morte l’intero ecosistema.

Eppure si parla sempre più trionfalmente di parchi marini, di misure minime dei pesci, a volte ingenui animalisti alzano la voce anche nei confronti  della pesca sportiva.

Certo meglio parlare  delle sfumature che dei problemi veri!!
Intanto ogni anno si sa che molti furfanti, sfruttando la tecnica delle reti di circuizione massacrano i branchi delle mormore, spessissimo piene di uova.

Il giochino è sempre lo stesso da molti anni, ma pochi ne parlano, se non i pescatori dilettanti. Prima alcuni sub, con forti sorgenti luminose, localizzano il branco di mormore “ammontonate” e danno il segnale, mentre dalle barche vengono tenute d’occhio con lo specchio.

I pescatori poi calano le reti attorno al branco, mentre le mormore per difendersi si insabbiano velocemente.

Circondato tutto il branco, si percuotono a pelo d’acqua appositi talloni per terrorizzare i pesci per farli fuggire senza scampo, catturandoli proprio tutti nelle maglie della rete .

Con questo sistema ovviamente vietato, non vengono minimamente rispettati i meccanismi di difesa di questo bellissimo sparide, eppure insieme alla proteste dei pescatori sportivi non si ode alcun altro coro.

Si sente ancora gente esperta nel settore che parlando del futuro della pesca sportiva, per accreditarla si nasconde dietro a banali giustificazioni, come quella di dichiarare l’utilizzo di diametri di lenze che danno la possibilità al pesce di liberarsi.

Non crediamo ci sia bisogno di trovare spiegazioni di questo tipo, per distinguersi dai veri saccheggiatori del mare, e per avvalorare il senso della vera pesca sportiva.

Il pescatore sportivo, rappresenta già un modello di civiltà del mare e di prelievo sostenibile, poiché utilizza l’amo come metodo selettivo e mirato, e non un sistema di distruzione di massa. La pesca sportiva, in futuro, sarà il patrimonio culturale e tecnico da cui si dovrà attingere per riconvertire le principali tecniche di pesca professionali.

La conservazione e il recupero degli habitat, la costruzione di barriere sottomarine, per impedire la pesca a strascico illegale, stabilire regole e leggi chiare e riconosciute da tutti, per favorire la crescita dei pesci, sono soltanto alcuni dei temi che i pescatori sportivi con la loro consapevolezza e autocontrollo, portano avanti da tantissimi anni.

A differenza dell’agricoltore o dell’acquacultore, che raccoglie in modo intensivo i futti del lavoro nel suo campo, il pesce che vive in acque libere è un bene di tutti, anche di chi non lo pesca professionalmente pertanto chiunque ha il diritto di poterlo prelevare, purchè rispetti le regole ed il buon senso, naturalmente trattenendo i pesci in quantità adeguata, senza distruggere l’ambiente e rispettando i cicli vitali.
 
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